Credo di aver sempre avuto fede nei valori importanti della vita, anche se talvolta essi vengono meno. Il valore della famiglia ad esempio, anche se questo non potrà mai scomparire deltutto, poiché un legame di sangue è sempre tale anche dopo il nostro naturale addio alla terra materiale.
La natura, il cielo, le nostre sensazioni, i ricordi, tutto lascia pensare al più bello dei regali della vita, ed uno di questi è l’essere amici; amici, complici, una sensazione che non puoi comprare, la devi conquistare col tuo cuore.
No, non mi riferisco ad una normale amicizia, ma all’essere amici e legati per la vita da un filo sottile che crea una sorta di continuità, non voglio parlare della solita retorica di come l’essere amici sia sempre più rara per effetto di una sempre maggiore voglia di velocità che tralascia sempre di più i dettagli che, evidentemente, innalzano la qualità della nostra vita, ma di quell’essere amici, che in verità tu credevi sempre viva nei cuori delle persone che senza alcun dubbio condividono i tuoi stessi momenti.
Tuttavia, la famosa rappresentazione figurativa de “La Cacciata dal Paradiso” ci insegna che prima o poi ogni cosa ha termine, bisogna considerare che la nostra vita è un continuo mutamento al quale ogni individuo ha il sacrosanto dovere di abituarsi ed adattarsi nel miglior modo che conosce, anche se certe scelte non sono mai scelte facili, sopratutto se riguardano abitudini alle quali non sappiamo rinunciare.
E’ in questo particolare momento della mia vita che mi rendo fermamente conto che il successo è un letto ad una sola piazza. Ho avuto fortuna, ed evidentemente, come un numero primo, non è condivisibile che per uno o per se stesso, insomma, si è probabilmente più soli di quanto si pensi. Ma vale la pena costruire per poi essere sempre alla ricerca di un’umanità sempre più fatiscente?
Cerchi allora, il modo migliore per renderti disponibile, sorrisi occasionali, allegria di circostanza, non ti rendi conto che infondo, per quanto tu ti senta al centro dell’attenzione, non lo sarai abbastanza al confronto di chi, con soltanto la metà dei tuoi sforzi, riesce ad esserlo molto più facilmente.
Smetti di sognare Tony! Smetti di credere alle favole alle quali non hai mai creduto durante la tua infanzia, ma che improvvisamente hanno investito la tua vita in età adulta; smetti di costruire intere città sulle nuvole! Ti amano se non sei nessuno, ti odiano se credi in qualcosa di vero ed ignori quel mondo virtuale che spacciano per autentico, ti odiano se attivi un’intelligenza che molti oggi ignorano.
Io non mi arrenderò alle finzioni, io vado avanti gridando a tutti la loro psicologica malvagità, ipocrisia ed apatia estrema. Io griderò ancora, anche se il mio, non è altro che un gridare in mezzo a tanti rumori inutili.
Stoccolma 21 giugno 2007
Nella carriera di musicista “siglettaro” ho girato un po’ l’Europa,e devo riconoscerlo, mi sono divertito e continuo imperterrito a divertirmi senza che mi manchi nemmeno un po’ la città che mi ha cresciuto. Casa mia, quella si, mi manca tanto, sto perfino costruendo un’ala nuova per andarci a vivere, è un posticino piccola, una specie di dependance, cerco soltanto un artigiano del ferro che sia disposto a costruire una scala che porta alla stanza superiore, tuttavia al momento, soltanto illusioni. In verità ne avevo trovati un paio, il primo chiedeva una cifra assassina per tutto il lavoro finito ed altrettanto assassina per anticipo, il secondo mi aveva chiesto un prezzo accettabile a tal punto che non mi sembrava vero, ero così eccitato all’idea che non ho perso tempo di certo. Come ho già ripetutamente detto anche in altri racconti, al destino no manca di certo il senso dell’ironia, il prezzo era davvero talmente basso, che era assurdo fosse stato formulato a me, tanto che, dopo l’aver aspettato tanto tempo da quando fu fattomi tale preventivo da vincita al superenalotto, sono venuto a conoscenza di un fatto grave da un lato, e curioso ed esilarante dall’altro, il primo lato, quello grave, è la notizia dell’incendio del capannone officina-laboratorio del gentile artigiano, il secondo, quello esilarante, la sbigottita constatazione che si verifica dopo un’attenta convinzione, se io un giorno cambiassi mestiere e cominciassi a vendere preservativi, non solo gli uomini smetterebbero di conoscere le donne in senso biblico, ma comincerebbero a nascere addirittura senza pisello… In un possibile ed oramai necessario viaggio a Lourdes, sarei l’unico essere umano a non potervi accedere per un’improvvisa siccità che ha causato il prosciugarsi delle fontane.
A parte tutta la sfortuna che aleggia su di me come la nuvola da impiegati di Fantozzi, sono riuscito solo di recente a trovare un rimedio, anzi, un fabbro disposto ad aiutarmi finalmente. A parte il breve racconto nel racconto, i miei viaggi nelle città europee, mi illustrano usi e costumi degli indigeni delle città (vorrei ribadire per qualcuno che ancora lo crede, che la parola “indigeno” non si riferisce ad una particolare appartenenza ad una tribù originaria dell’Africa nera, ma che tale parola sta a significare “gente del luogo), le loro abitudini non sono differenti dalle nostre, semmai sono diverse le maniere nei luoghi laddove la parola “furbo” è un appellativo di disprezzo e non un complimento ed un compiacimento come vorremmo farlo apparire dalle nostre parti. Una delle cose che guardi e che ti appare davanti insistentemente, è il comportamento di piccoli esseri umani alla scoperta della vita, i bambini.
Nonostante tutti i bambini al mondo siano uguali nell’insieme, ci sono tuttavia delle diversità che io ritengo fondamentali, le abitudini di un popolo chiaramente sono una di queste, l’Inghilterra è diversa dalla Svezia, la Svezia dalla Germania, la Germania dall’Italia e via di seguito altri paesi dell’occidente, nel nord dell’Europa, c’è un certo tipo di educazione: non ho mai, ad esempio, sentito frignare più di tanto un bimbo per un giocattolo, i giocattoli in certi paesi sono chiaramente appropriati ad un certo tipo di educazione, i computers sono protetti in modo tale che internet venga gestito dai genitori, la tv anche quella locale non manda in onda alle tre del pomeriggio come spesso succede nel nostro pittoresco Paese, i tarocchi e le chat line con le femmine tutte ignude, chiara meta piacevole per tutti quei poveretti colti improvvisamente da cronica sindrome di Priapo, quindi, si presume, con tutte le eccezioni del caso, che l’educazione al piccoli sia migliore della nostra, anche se io ritengo che non esista affatto il luogo migliore dove se ne possa ottenere una che rasenti la perfezione.
Il mio aereo atterrava verso le dieci circa all’Aeroporto di Pescara, appena sbarcato cerco un taxi che mi avrebbe dovuto condurre a Silvi Marina nella mia piccola casa estiva e dove avevo lasciato la macchina prima di partire. Appena arrivato, carico i bagagli e salgo per una breve rinfrescata: << devo sbrigarmi che mi aspettano per pranzo>> pensavo quasi ad alta voce e quindi mi metto in viaggio verso L’Aquila.
Non avevo fatto colazione poiché ero partito molto presto e quindi non c’era tempo per fermarmi al bar dell’Aeroporto di Stoccolma, ho preferito subito recarmi al check in e liberarmi delle valige e delle varie scartoffie della prenotazione fatta in internet due giorni prima; arrivato a Pescara, ho pensato che non fosse necessario, non avevo molta fame, quindi ho preferito ripartire subito.
Tuttavia appena in viaggio, ho sentito un certo languorino, e poiché io non ho di certo Ambrogio che mi procura un numero considerevole di Ferrero per bloccare una certa voragine nel mio apparato intestinale, decido di fermarmi nel primo Autogrill che trovo lungo la A14 e li scopro le differenze di educazione fra i bimbi del nord Europa ed i nostri: dopo aver fatto una fila consistente - nemmeno lo dessero gratis il cappuccino -, attendo fiducioso che la barista di turno mi desse almeno il cornetto e perfino per quello, ho dovuto aspettare almeno cinque minuti, nel frattempo, guardandomi in giro, vedo entrare una famigliola: era attrezzata in puro stile “Tutti ad Ostia”, era la famiglia perfetta, mamma, papà, un bambino ed una bambina. Ora, negli altri paesi, ho visto piangere spesso anche li i bambini, poverini! Uscivano loro dei tali lacrimoni che il cuore ti si spezzava solo al pensiero, tuttavia, soltanto in Italia mi è capitato di vedere bambini piangere senza emette una sola lacrima, quasi come se la siccità avesse prosciugato loro tutto il liquido che può contenere un corpo umano.
Possibile che Nostro Signore al momento della loro nascita, li abbia programmati inserendo loro un chip, che, con un semplice e quasi involontario impulso del cervello – ammesso che ce ne sia uno – ed aiutato dalla loro pianificata perfidia, faccia scattare una specie di pianto in formato sirena greco-napoletana a scopo di estorsione, tanto da sfinire letteralmente i poveri genitori che, oramai vinti da tale violenza sonora, accettavano incondizionatamente la resa? Tutto farebbe pensare che in verità, i bambini italiani non fossero nati, ma che fossero stati coltivati, oppure direttamente assemblati e testati in una remota ed oscura catena di montaggio di Taiwan.
Il pianto, o presunto tale, non è un vero pianto dunque, somiglierebbe più ad un fastidioso rantolo formato 16/9 inizialmente mono, poi stereo, poi per terminare in surround home theater 7.1, uno sgradevole rumore di fondo incessante che rimbalza di parete in parete senza fissa dimora quasi fosse un’anima in pena, tanto da infastidire perfino il frigo dei latticini trasformando il latte in ammoniaca, Gesù tramutava l’acqua in vino, il rantolo, il vino in acido.
La bambina non mostrava segni particolari, grazie a Dio, ottima costituzione robusta, … parecchio robusta… è più grande di qualche anno della reincarnazione di Mario Merola, credo che la bambina in questione ne avesse combinata una piuttosto grave: l’intera famiglia si apprestava a fare colazione, il padre, al momento di fare la fila per lo scontrino, si accorge della mancanza del suo portafogli, ricordando di averlo lasciato in macchina e di aver chiesto a sua figlia di rimanere a guardia dei suoi documenti e contanti, esce da bar frettolosamente per andarlo a prendere, per poi tornare subito dopo, seguito una lunga sequela di rosari, eterni riposi ed ave marie, come se fosse uscito vittorioso da concorso internazionale di bestemmie e parolacce da bettola svolto il giorno prima in una meravigliosa località della Versilia, e con uno sguardo omicida secondo soltanto a quello del mostro di Marcinelle. La bambina sventurata ed anche un po’ svampita, aveva lasciato incustodita l’automobile del padre nonostante i genitori stessi le avessero insistentemente raccomandato di restare li, a guardia, come un cane… Al peggio non c’è ovviamente limite…
Tuttavia, nonostante il papà si avvalesse della propria ed ovvia superiorità di genitore, io non riuscivo a vedere un vera e propria colpa della bambina, benché non avesse proprio uno sguardo arguto ed intelligente, credo più fermamente nella piena ed integrale idiozia del padre, e qui una domanda sorgerebbe spontanea: perché lasciare il portafogli in macchina, incustodito, e con la sola bambina a guardia di tale significativo oggetto, quando avrebbe, in maniera più consona, potuto consegnarlo direttamente in mano dei ladri senza fare in modo che loro potessero commettere un “presunto” reato di furto? Oh quale delicatezza avrebbe avuto nei confronti di tali esseri umani sventurati nel consegnarglielo in confezione regalo, poi, per completare l’opera, consegnare loro altresì, le chiavi della sua preziosa BatMobile, affinché loro avrebbero avuto un mezzo di trasporto per eventuali … raccolte successive…
Ma un’altra domanda mi passa per la mente in quel preciso frangente: se proprio avrebbe dovuto lasciare a guardia del suo portafogli un componente della famiglia, perché non lasciare quel fenomeno di antifurto di suo figlio minore? Nessuno avrebbe resistito a tale inquinamento elettroacustico, e nel raggio di un chilometro e cinquecento metri, la naturale massa batterica sarebbe estinta nel breve tempo di valore universale di 15 nano-secondi, con possibili danni alla fauna ittica dell’Adriatico centrale.
A tali domande non ci saranno risposte ne sono sicuro, tuttavia, vivrò nella speranza che un giorno, si possa raggiungere la soluzione a tale enigma.
No, non ho niente contro i bambini in genere, ho soltanto qualche dubbio sull’educazione che alcuni genitori dovrebbero dare ai propri figli, alle volte un po’ di severità, rende migliore la futura qualità umana con la conoscenza di alcuni valori troppo spesso dimenticati, mi auguro che un giorno, le statistiche ci rivelino un aumento considerevole di nascite in Italia, di sicuro vivremo meglio e con un futuro migliore di quello che ci si prospetta al momento.
Il bambino che ho dipinto come la nuova recluta di Arancia Meccanica, era un bambino normalissimo come tanti e probabilmente lagnoso come tanti, tuttavia in talune occasioni, un piragna risulterebbe assai più simpatico ed amichevole. Auguro a lui ed alla sorellina, tanta gioia e tanta fortuna nella vita che li attende.
Raramente capita di avere la possibilità di comprare una barchetta, una di quelle piccole chiaramente, senza voler emulare i grandi che
hanno la possibilità di “attraccare” nei porti più prestigiosi della Sardegna o della Costa Azzurra. La nostra barchetta è di soli nove metri ed è tanto carina nell’estetica e comoda nei suoi otto posti.
Si guida piuttosto facilmente anche se io in verità non ho la patente nautica, quello di prenderla è l’incarico che spetta a mio fratello, colui il quale ha avuto questa brillante idea di emulare un pirata norvegese, oppure, se vogliamo fare un po’ di mitologia, in Caronte, facendosi pagare ad ogni viaggio, credo tuttavia che questa seconda ipotesi sia inattuabile poiché ovviamente non possediamo uno yacht.
L’alaggio, più comunemente chiamato “varo” non avviene con una bottiglia pregiata di Champagne francese riserva 1621, credo nemmeno fosse stato il Titanic avremmo avuto un tale riguardo, qualcuno fra i comproprietari della barchetta, tre per l’esattezza, aveva perfino proposto tale nome, Titanic, ritirando prontamente la propria intenzione temendo, avendone evidentemente ben d’onde, di esser pelato vivo in una pila di olio bollente. L’Avventura comincia: saliamo finalmente in barca e ci accingiamo a provarla in mare facendo un semplice giro a largo, per poi soddisfatti, procedere con l’attracco in un porticciolo più simile ad un imbarcadero venuto a costare un prezzo osceno che non sto qui a dire per evitare che qualcuno, leggendo questo post, ci resti secco.
E’ la mattina seguente che il vero collaudo fu messo all’opera, io sono stato nominato “marconista” beh, la conoscenza dell’elettronica e la patente di radioamatore, hanno evidentemente tolto ogni indugio a riguardo e comincio la lavorarmi il navigatore satellitare GPS, ci sono voluti circa 2 minuti per metterlo in funzione ed ancora meno per capire che senza alcuna carta nautica, non si va da nessuna parte. Chiaramente, se qualcuno avesse, anche per errore, pensato che tale GPS sia identico a quelli oramai presenti in tutte o quasi le automobili, ha chiaramente preso un abbaglio epocale, con questi ultimi è possibile inserire l’indirizzo, il numero civico, o più semplicemente la città, con la vocina dolce e gentile che ti guida con grazia intimando insistentemente di fare inversione a”U” anche se in quel frangente ci si trova tra due dune nel centro del deserto dei Tartari durante una tempesta di sabbia e cactus volanti, il primo, quello nautico invece, non permette di impostare la località ma semplicemente le coordinate esatte del luogo da raggiungere, e qui iniziano i problemi: cominci ad impostare “alla vigliacca” cercando di ipotizzare una numerica che niente ha a che fare con la navigazione, ne viene fuori una rotta talmente assurda ed improbabile, che ti porta in Finlandia passando per le coste del Sud Africa, e facendo calare finalmente la maschera di marconista impostore e cialtrone fra i più cialtroni di tutto l’emisfero del terzo pianeta del nostro sistema solare, poi, promettere solennemente di scaricare da internet un possibile manuale che mi avrebbe istruito, tentando un recupero di immagine che, se fosse arrivato, lo sarebbe soltanto fra almeno duecentocinquantacinque generazioni e dopo una lunga degenza in uno stato di stasi criogenita.
Tuttavia, non fu quello l’unico danno di immagine procuratomi in quella giornata: mentre la ciurma, oops … chiedo scusa … gli armatori, tentavano copiosamente di “raccapezzarsi” in quello che presumibilmente sarebbe stato il Mar Tirreno, ma che per quello che ne potevamo sapere, sarebbe potuto essere perfino l’Oceano Pacifico con rotta verso Pearl Harbor, o ancora più catastroficamente verso il triangolo delle Bermudas, io tentavo di scattare delle foto e di girare delle riprese con la mia videocamera. Andavamo talmente veloci tanto che la mia capoccia somigliava ad una pallina da flipper con tanto di “craniata” ridondante e provocante la conseguente accensione di uno special sulla prua della barca, ero impegnato ed intenzionato seriamente a portare a casa le immagini folgoranti di quella conturbante avventura, tanto da non accorgermi del riflesso solare marino che mi folgorava la faccia.
Dapprima non senti nulla poiché il vento inganna e nasconde, poi, cominci a prender coscienza di una possibile nuova versione della cartina tornasole e rischiare d essere utilizzato come frutto di mare o come semaforo di un incrocio squallido sulla S.S.16 tra Pescara e Giulianova, e provocante la caduta copiosa di pezzetti di pelle quasi come se la mia faccia fosse l’intonaco di una facciata riportata alla luce da uno scavo in territorio ellenico.
E come un prototipo di uomo radioattivo, tanto da somigliare ad una barra di plutonio umana, aspetto che passi il rossore pompeiano che in talune ore della giornata, da sul viola crisantemo, ed aspetto fiducioso un momento di tranquillità ed un altro giro in barca.
Un nuovo arrivo, una nuova avventura in un nuovo ambiente tutto da scoprire. E’ come traslocare da una abitazione ad un’altra, con tutti i benefici ed i disagi che questo comporta evidentemente.
Tuttavia questo fa parte del “DNA” di tutti coloro i quali come me, sono un po’ gitani, infondo il musico è fatto per girovagare quasi come fosse un vagabondo senza meta alcuna, “sfrattato” da un posto, ne adotta un altro e costruisce un ambiente del quale vivrà fino a quando non si sarà stancato delle solite mura o fin quando qualcuno non gli avrà intimato l’alt, è un po’ la storia di un gran numero di mestieri per la verità.
Anche qui, come facevo ieri e come farò anche domani, resto alla finestra raccontando le esperienze di un me stesso, che di mondi del nostro mondo ne vede di continuo, forse raccontarli tutti mi sarà impossibile, ma proverò a raccontarne alcuni fra quelli divertenti, e se alcuni non lo fossero, cercherò di ironizzare per renderli tali, il mondo infondo è bello perché è avariato no?
Il Mercante di Sogni, è stato gentilmente invitato, assieme ed altri blog, ad andarsene cortesemente a far…. Sì un giro in giro… in questo caso non avrebbero nemmeno avuto modo di passare da VIA e ritirare il premio come nel miglior Monopoli, fino al 30 di giugno, oh che gentili, ci tengono ancora, affinché si possa salvare uno, due, o tre anni di scritti e commenti, peccato che non sia così facile farlo poiché, per alcuni fra i più longevi blog di Diablogando, ci vorrebbe lo stesso tempo, pari al periodo della Quaresima, rimanendo prigioniero del proprio computer tanto da vaneggiare a tal punto da chiedere ad alta voce ed in maniera repentina, il rispetto della Convenzione di Ginevra, poi alzarsi dalla sedia, spesso fra le più scomode ed anguste a livello interplanetario, col deretano somigliante ad una piattaforma fluttuante, in stile “ponte di panfilo”, più precisamente, culo quadrato.
La dov’eravamo prima, tutti ci volevamo bene, ognuno di noi era molto accorto sul cosa si dovesse rispondere ad un commento nel tuo ultimo post, oppure si rileggeva attentamente il commento che si stava per pubblicare poiché dopo non ci sarebbe stata possibilità di correzione alcuna, io probabilmente, lo rileggevo anche tropo, ed ogni volta trovavo qualche inesattezza e correggevo, anche altri lo facevano, soprattutto quelli che desideravano diventare degli scrittori e quindi molto attenti alla grammatica ed al comporre le frasi nella migliore forma possibile.
Cliccando ora sugli stessi blogs delle stesse persone di allora, quasi non credi ai tuoi occhi, alle volte pensi che la tua ultima puntatina nel pub vicino casa abbia lasciato strascichi, e tra un fioretto ed un altro, leggere un gran numero di parolacce da bettola di porto, dopo aver trangugiato a mo’ di imbuto, il peggior rhum fatto con l’acqua distillata, acetone, e benzina agricola. Una lotta tra faide evidentemente, ed ancor più in evidenza, la differenza di coloro i quali vanno a stare da questo o quell’editore, per poi scatenare un’aspra guerra antisemita degna della miglior riproduzione di Birkenau, per poi tornare al bello stabile in uno stile “volesse tanto bene”. Meglio prendersi a parolacce che a colpi di missili terra-aria.
Or a Archimus, Il Mercante di Sogni, è qui su Splinder, e spero ci resti a lungo in compagnia di altri amici i quali non ho per fortuna perso di vista o di … lettura, comincia questa nuova avventura sperando, che ora come allora, mi dia gioie da dividere con chi ho conosciuto prima, e con chi conoscerò domani.
Tony Archimus Mercante di Sogni